sabato 21 gennaio 2012

Memorie d'archivio

Quelli inseriti prima della data odierna sono i post recuperati dalla precedente versione del blog, on line fino a fine gennaio 2012 su minimemo.splinder.com. Quelli che seguiranno, se ce ne saranno, saranno alla loro prima apparizione. Le foto correlate sono visibili qui  . 

giovedì 19 gennaio 2012

FRA I SASSI, 25 ANNI DOPO LA SCOPERTA

La visita di quest'anno segna un'eccezione. Non racconterò di una miniera, ma di una grotta. La grotta per antonomasia, in Italia, se ancora è lecito usare questo termine. Anzi: le grotte: quelle di Frasassi, e del resto visitarle a settembre 2011 ha un suo particolare perché.

Il 25 di questo mese ricorrono 40 anni tondi dal giorno della scoperta di questo sconfinato astratto, sicuramente un episodio tra i più coinvolgenti del contatto tra uomo e natura. E percorrere oggi per due volte (andata e ritorno) quel dedalo da 800 metri è un esperienza che porta con decisione a considerare il bene e il male della relazione tra l'uomo e il creato. Non puoi ch'esser grato all'uomo, anzi agli uomini che nel 1971 le scoprirono, per aver dato la possibilità all'umanità di godere di una vista tanto stupefacente e variegata sull'antro del pianeta. Al tempo stesso, però, non puoi non notare come le uniche note – anzi, colorazioni – stonate là dentro siano proprio frutto dell'uomo, o meglio di quei visitatori che negli anni, si sono infischiati degli appelli al 'non toccare' rivolti loro dalle guide, e posano dita su stalagmiti e stalattiti ne hanno provocato un evidente e brutto annerimento.

Certo è che quel gruppo di membri del locale Club Alpino, all'epoca, devono aver vissuto un emozione davvero indicibile “quando il sasso iniziò a cadere” (come cita la guida che ci fa strada in visita) e toccò terra solo dopo istanti che apparvero lunghissimi. Quella corrente d'aria che fuoriusciva da una 'tana' nel terreno li insospettì, vivaddio: là sotto c'era una cavità capace in volume di alloggiare l'intero Duomo di Milano, e l'inizio della scoperta avvenne proprio dopo che quel sasso cadde all'interno risuonando all'atterraggio solo molto in lontananza. In piccolo, il visitatore rivive oggi quell'emozione, anche perché, tra le varie che si visitano, quella grotta è proprio la prima a rivelarsi: immensa, variegata, ricca di particolari che pian piano si svelano grazie anche ad una efficace e non invasiva illuminazione.

Puoi distinguere così la gigantesca stalagmite che riproduce involontariamente il profilo del Sommo Poeta; un 'gigante' cresciuto in appena 130mila anni; la mastodontica 'spada di Damocle” che scende dalla volta per quasi 7 metri e mezzo. Andando avanti, c' è occasione per apprezzare scenari meno vasti, ma non meno stupefacenti, il laghetto che intravedi in profondità sotto la cosiddetta 'orsa'; l'altro specchio d'acqua detto 'delle candele' che sembra appena uscito da una favola; le concrezioni a forma di foulard, o tovaglia o 'fettina di lardo', come una delle più celebri viene chiamata. Il percorso turistico è relativamente breve, se si pensa che sono in tutto 30 chilometri i percorsi riportati alla luce nell'arco dei 40 anni: un po' di più si riesce a visitare con i due percorsi speleologici, per i quali è bene metter in conto più tempo dei canonici 270 minuti, egregia preparazione fisica e immunità alla claustrofobia. Certo è che anche nella visita-base c'è abbastanza per imprimere indelebilmente, anche perché a fissare fortemente i colori provvede il passaggio di ritorno nella grotta grande, subito prima di riuscire da questa bolla fuori del tempo, dove la temperatura è sempre compresa tra i 13 e i 14 gradi (e l'umidità tra il 90 e il 99 per cento).

Fuori ci aspettando dintorni interessanti, come l'accogliente Fabriano, l'interessante museo della carta e il gioiello romanico della vicina abbazia di San Vittore. Peccato per la biglietteria delle Grotta, nel nostro caso scortese e indisponente.

(15 settembre 2011)

33 E STOP

Libero oggi sarebbe contento, e forse lo sarà davvero, lassù. Oggi è il giorno del ritorno alla vita, della forza di gruppo degli uomini che prevale sull'oblio della miniera. E' il giorno dei “los 33”, i mitici minatori cileni salvati dopo una lunga, estenuante, epica attesa. Oggi è un gran giorno, per loro, le loro famiglie, il Cile e per tutti.
Libero probabilmente si augurerebbe che di questi giorni non ce fosse più bisogno, in futuro. Che quella stessa capacità imprenditoriale che è stata in grado di inventare il sistema per salvare quegli uomini fosse impiegata per rendere più sicura la vita – dura – di tutti i giorni dei tanti minatori che lavorano ancora in condizioni proibitive in giro per il mondo. Viva il Cile dunque, ma viva soprattutto tutti quelli che si impegneranno che un'apprensione di questo tipo, sottosuolo, non si ripeta mai più.

(14 ottobre 2010)

IL SECOLO DEL RAME A MONTECATINI VAL DI CECINA

Sarà perché da non molto è diventata guida turistica ambientale, e come lei racconta, in questo ruolo “ci crede molto”. Sarà perché ai laboratori didattici che sempre più spesso si organizzano sul posto ha partecipato anche suo figlio. Fatto sta che è una fortuna visitare in compagnia di Gianna Franci, nel 2010, il centro minerario di Montecatini Val di Cecina. Perché la passione che lei ci trasmette è contagiosa, pur non ricorrendo ad iperboli od enfasi eccessive: il tono di racconto si mantiene sempre pacato, quasi fosse una forma di rispetto per le migliaia di persone che là sotto si sono sudati l'esistenza. Ed i 60 minuti di visita scorrono via interessanti e leggeri, benché il sito non sia certo tra i più estesi e ricchi del territorio italiano. Come che sia, Montecatini Val di Cecina è un pezzo di storia dell'industria mineraria e soprattutto chimica nazionale: dal nome del paese fu coniato quello dell'azienda che, dopo alcuni decenni, acquisì la Edison dando vita alla celeberrima Montedison.

Siamo nella val di Cecina, amena e suggestiva terra di confine tra le provincie di Pisa, Livorno Grosseto e Siena. Il piccolo borgo attorcigliato attorno a un castello sorge a 400 metri sul livello del mare, su una collina che s'inerpica quasi improvvisamente sulla vallata, tale che gli ultimi chilometri di strada sono tortuosi e ripidi. Il cosiddetto “Museo delle miniere” di Montecatini, ovvero il sito minerario aperto al pubblico è suddiviso in due: il centro di documentazione, nella parte centrale del paese, e l'area mineraria vera e propria, di cui è possibile visitare una parte.

Perché una miniera in questo luogo? Per il rame, che da tempo etrusco si vociferava giacesse in quantità apprezzabili, e che una famiglia di francesi decise di mettersi a cercare agli inizi del XIX secolo. La miniera di Montecatini, infatti, aprì i battenti nel 1827, per restare in attività 80 anni esatti. Nel 1907, infatti, i ritorni dell'attività estrattiva decaddero al di sotto della soglia minima di economicità: fu deciso di cessare i lavori, e vani furono nei decenni successivi i tentativi di riavviarli. La miniera cadde in definitivo oblìo nel 1960; sarà nel 1999 che entrerà in azione l'intento di recuperarla a fini culturali, così da aprirla alle visite del pubblico nel 2003. Nel secolo scarso di apertura l'attività mineraria ha inciso profondamente sulla vita di Montecatini, e non solo: intorno al 1860, nel momento di massima espansione, spiega Gianna Franci, l'attività coinvolgeva direttamente 200 minatori e 50 impiegati d'altro genere, mentre la popolazione complessiva saliva a 2000 persone; oggi non sono più di 500.

(30 giugno 2010)