sabato 6 settembre 2014

PICCOLI UOMINI TRA LA GROTTA E IL CRATERE

Dopo poco riguadagniamo l'aria aperta, ci rimettiamo in cammino. Arriveremo a monte Simone, quota 2080 metri; da lì, battuti da una brezza che si fa improvvisamente fredda inducendoci a indossare i pile, ci stupiremo nell'osservare la vastità tenebrosa della valle del Bove sotto i nostri piedi, e la solennità del pennacchio di gas e vapori che contorna la cima del vulcano sopra le nostre teste. 





 
Solo a tratti però spodesteremo dalla nostra mente immagini e sensazioni della grotta di Serracozzo. Dalle cui aperture in superficie arrivano rumori, mentre vi transitiamo al ritorno: sono le voci di altri escursionisti che si trovano in quel momento all'interno, dove noi eravamo passati prima. Nonostante che nella formazione di questa cavità l'essere umano non abbia messo mano, è proprio in quell'oscurità che - basta pensarci solo un attimo - ti appaiono nitide le immagini di tanti piccoli uomini. Quelli che nei secoli sono fuggiti dai ruggiti dell'Etna. O che si sono ingegnati per limitarne le effusioni, o addirittura trarne beneficio. E' in quella cavità che immagini facilmente anche lo strazio degli schiavi che scavavano pietra calcarea nelle latomie della vicina Siracusa. Ed è sempre lì che ben t'immagini Polifemo mentre scaglia faraglioni neri all'indirizzo di Ulisse, nel mare di fronte ad Aci trezza. 


 
Poi rientriamo al rifugio. Stanchi, appagati, meravigliati. E piccoli, ancora più piccoli. Granelli d'uomini al cospetto del creato.



3/3 - fine



Approfondimenti
Parco dell'Etna e sentieri: www.parcoetna.it
Rifugio Citelli: http://it.wikipedia.org/wiki/Rifugio_Citelli
http://ctzen.it/2014/06/18/madre-nostra-letna-nel-suo-lato-intimo-un-documentario-nellanniversario-unesco/
Grotta di Serracozzo: http://www.mungibeddu.it/mungibeddu/schede/065.html
Monte Simone e Valle del Bove: http://www.cataniaperte.com/etna/vulcanologia/valledelbove.htm
Immagini eruzione estate 2014: http://www.marcodimauro.it/wordpress/723-citelli-serracozzo-letna-vista-da-una-nuova-angolazione/
Tiankeng: http://www.chinaculture.org/gb/en_curiosity/2004-08/10/content_58840.htm
Latomie Siracusa: http://www.ibmsnet.it/siracusa/latomie.html
Faraglioni Aci trezza:
https://www.flickr.com/photos/luigistrano/8576957405/

lunedì 26 maggio 2014

2014, altre vite da soma

"Disastri del genere non dovrebbero mai accadere in un mondo che corre in superficie come una locomotiva ad alta tecnologia, mentre nelle sue viscere pare governato da regole antiche e pericolose". Marco Buticchi su QN, il 15 maggio 2014, a proposito della strage nella miniera di Soma, in Turchia, 301 morti e forse più.

domenica 15 settembre 2013

Gli 'affari tuoi' di chi crede e di chi no

Non c'è una ricetta unica per esser portatori di memoria. E' evidente, tuttavia, che vivere a lungo aiuta. Mentre scrivo, un signore di nome Arturo Paoli ha doppiato la boa del secolo di vita. “Fai gli affari tuoi, e campi cent'anni” recita un celebre adagio popolare; lui ci è riuscito, pur non seguendo quella ricetta. L'esistenza di questo singolare sacerdote è per me una scoperta recente e degna di nota; ed è per questo che ho pensato di darne conto qui, in Miniere di memorie. Scorrendo la sua biografia si capisce come di memorie Paoli ne abbia accumulate tante e significative; alcune di esse hanno a che fare anche con le miniere, in particolare con quelle del Sulcis dove lui spese energie per un anno, a metà degli anni '50. Poi trascorse un anno intero nel deserto, sperimentando quella 'Pazienza del nulla' che dà il titolo all'omonimo libro pubblicato nel 2012. Un testo straordinariamente attuale, almeno in alcuni passaggi. Dopo i 12 mesi nel deserto, e dopo il Sulcis, Paoli fu inviato in Argentina, terra madre di quel Papa Francesco I la cui vita e le cui parole osservate in questo scorcio di 2013 offrono un intenso alternarsi di convergenze e di rotture con l'esperienza di Paoli.

Francesco I, in quanto Papa, è oggi l'espressione massima di quella Chiesa che più volte Paoli sembra mettere all'indice nel proprio testo: quel “potere di organizzare e uniformare il gruppo” che giornalmente viene mantenuto saldo dai fedeli con una preghiera che “non si propone di formare una persona pronta per un'esperienza di Dio, ma un individuo che osservando scrupolosamente il programma prescritto giornalmente, mantenga la struttura”. E' del resto la Chiesa-organizzazione ecclesiastica, stando alla sua biografia, che 'esilia' Paoli per due volte dall'Italia (prima come cappellano su una nave di migranti verso il Sudamerica, poi direttamente in un bosco dell'entroterra argentino) in virtù di suoi pensieri per nulla politicamente corretti.

Tuttavia, Papa Francesco I è anche la stessa persona che in un giorno di metà settembre decide – in modo del tutto non convenzionale per un Pontefice – di rispondere alla domande sulla fede poste dal fondatore ateo di un giornale quotidiano (Eugenio Scalfari) con una lettera da pubblicare sullo stesso giornale (La Repubblica). Un testo profondo, quello di Bergoglio, probabilmente 'storico' (troppo presto per definirlo tale), la cui essenza riassunta in (troppa) sintesi è quella di accettare la 'sfida' e lanciare un ponte tra credenti e atei.

La lettera di Bergoglio esce sul giornale l'11 settembre; due giorni prima io avevo finito di leggere La Pazienza del nulla. E' se c'è un messaggio più forte degli altri che ho distinto in quella lettura, è proprio il 'ponte' che Paoli stabilisce con Nelly Sosa De Forti, una non credente che in più momenti si dimostra più praticante nei fatti di qualsiasi religioso. Donna, moglie, più volte madre, piacente (di una bellezza contemplativa e non estetica, per richiamare la distinzione che fa Paoli), Nelly sperimenta quel 'Nulla' a cui Paoli si riferisce, e mette in pratica lungo una vita da atea quello che spesso tanti credenti 'di facciata' non riescono a concretizzare per neppure un giorno, al punto -sembra dire tra le righe il libro – di provare imbarazzo nel pronunciarsi sull'argomento-fede pensando a come certi 'professanti' la ridicolizzano. A causa del suo modo d'essere Nelly troverà anzitempo la propria fine, imbarcata nel 1977 su uno di quei voli della morte di cui vigliaccamente si serviva la dittatura argentina. Quella stessa dittatura contro cui Paoli si batté attivamente, sfiorando egli stesso l'assassinio, la stessa dittatura che oggi resta una delle pagine su cui aspettarsi altre chiare e non convenzionali parole da questo Papa Francesco, che come presule argentino quegli anni visse da vicino.

Il cerchio di questo mio pensiero odierno qui si chiude. O meglio, si riapre alla vasta 'miniera di memorie' che negli anni tante persone hanno arricchito (Carlotto, Vigevani, Verbisky, Bechis, Alcoba solo per citare alcune di quelle la cui testimonianza è arrivata a me, lasciandomi dentro un segno difficilmente cancellabile), raccontando cosa succedeva di drammatico durante quella fase in Sudamerica. E si riapre, il cerchio, alle eventuali nuove corrispondenze tra persone che al bene comune pensano, e che dell'esperienza umana vogliano far tesoro, credenti o non credenti che siano.

Foto post: il sale di Wieliczka


Ecco una foto di prima mano scattata poche settimane fa all'interno del percorso minerario di Wieliczka, in Polonia che, oltre ad essere inserito dal 1976 nella lista Unesco dei patrimoni dell'umanità, mi dicono essere molto bello. In attesa di visitarla, qui le informazioni ufficiali.